I Nostri Ricordi

…..ma le cose non andavano sempre bene. Dopo i primi giorni in cui la solidarietà aveva prevalso sulla logica dell'egoismo cominciarono a verificarsi le prime crepe nella organizzazione e nella utilizzazione dei soccorsi.

Ritornai nella valle del Sele dopo una decina di giorni e un collega del genio mi disse che aveva assistito a molti episodi che lo avevano contrariato: un sindaco era andato via senza preoccuparsi della sua popolazione ed era stato rimpiazzato da un ufficiale dei carabinieri, avevano dovuto smontare le tende e posizionarle altrove e rimuovere con la ruspa tutte le merci accumulate e avariate, le feci e i resti di cibo, e infine avevano dovuto montare la guardia ai mezzi dopo la sparizione di combustibile.

Interi scatoloni di latte, cibo per neonati, pacchi di pannolini, erano stati distrutti perché inutilizzabili, avariati, o sporchi di fango.

Nella seconda fase, avendo appreso la lezione, non si mandarono più intere casse di un prodotto ma nel Centro di smistamento di Caserta (presso la Scuola Truppe Corazzate) si preparavano dei pacchi contenenti generi vari utili per l'alimentazione di una famiglia.

Si capì anche che l'unico modo per evitare sprechi era quello di approntare subito delle tendopoli autosufficienti (con cucine da campo, gabinetti chimici, infermeria) e distribuire gli aiuti all'interno del campo senza mandarli “a pioggia”.

Mentre facevo un giro tra le rovine di Senerchia insieme ad un foto-operatore notammo dei rotoli di coperte militari arrotolati e custoditi all'interno di una casa privata; fotografammo il tutto e consegnammo le foto ai carabinieri.

Sulla strada del ritorno fummo incuriositi da un lungo camion con targa Torino che sostava lungo il margine fangoso della via e l'autista stava raccogliendo dei capi di vestiario sparsi per terra per riporli nel cassone. Ci fermammo e chiesi cosa stesse facendo.

<<Ho fatto quasi quindici ore di viaggio -disse- per portare questo camion d'aiuti. Il materiale è stato raccolto nelle chiese di Torino e io ho contribuito portando il carico a spese mie con il mio camion. Quando sono arrivato qui sono stato bloccato da un gruppo di persone che hanno aperto il camion e buttato rapidamente tutto fuori; hanno scelto qualche capo più interessante e buttato per terra il resto, poi, sono andati via… Ora sto finendo di raccogliere quello che hanno lasciato perché penso che potranno servire a quei poveretti del Cottolengo a Torino!>>.

Poi, arrivarono anche i tedeschi. Credo che fosse l'86 Genio Pionieri di stanza in Bavaria. Un sottotenente mi disse ridendo che il reparto era noto come “reparto disastri” perché operava in tutti i casi di alluvioni, frane ed ora stavano facendo la nuova esperienza con i risultati del terremoto.

Erano alloggiati presso la caserma F. Orsi e potevano usufruire della mensa e circolo sottufficiali. È incredibile la quantità di birra che potevano ingerire in una serata. Il camion del fornitore di bibite, che normalmente veniva una volta la settimana fu costretto a programmare delle visite giornaliere solo per rifornire di birra il reparto tedesco. Altrettanto stupefacente era però vedere con che puntualità, precisione e serietà tutto il reparto era pronto a partire alle prime luci dell'alba.

Li vidi anche all'opera a Caposele, dove c'erano i nostri capicarro, e mi congratulai con loro. Feci anche una foto ad un ACP che veniva caricato con detriti davanti all'altare della chiesa principale. Era rimasto intatto solo il muro posteriore e l'altare, tutto il resto crollato o pericolosamente in equilibrio. Feci notare al fotografo che la parete laterale era inclinata e lui per scherzo la toccò con un dito e fece un balzo indietro perché la parete cominciò a oscillare e crollò sbriciolandosi.

Eppure quel giorno a Senerchia avvenne una cosa degna di essere ricordata. Il paese è adagiato intorno ad una collina e noi stavamo documentando il lavoro di una nostra squadra che aiutava a recuperare delle masserizie ancora intatte e oggetti utili nella parte ovest dell'abitato. Un camion della STC stava in attesa del carico sulla strada non ancora asfaltata mentre un paio di soldati stavano aiutando una coppia di anziani a trasportare del materiale salvato dalle grotte. Ad un certo punto l'autista scese dal camion per dare una mano dimenticando di serrare bene il freno a mano; mentre i soldati trasportavano un mobile, il camion cominciò a muoversi singhiozzando e sbandando a destra e sinistra; tentai di saltare sul predellino di sinistra ma una sbandata improvvisa lo fece deviare verso di me e dovetti fare un balzo per evitare di essere investito; sull'altro lato della strada l'autista stava facendo altrettanto e tentava inutilmente di afferrare la maniglia dello sportello.

Per un attimo pensai che il camion stesse per precipitare nella valle ma deviò su un sasso e finì la sua corsa sul ciglio del lato destro arrestandosi contro un frigorifero.

Mi sedetti sul ciglio della strada affannato e sudato, nonostante il clima abbastanza rigido, cercando di pensare allo scampato pericolo e ricercando anche una soluzione per ricompensare il danno provocato dalla perdita del frigo. La padrona, una vecchia signora vestita di nero e avvolta in lungo scialle, mi sollevò dall'imbarazzo e offrendoci un bicchierino di liquore prodotto in casa mi rincuorò dicendo di non preoccuparmi del frigo perché era già vecchio e da sostituire.

<<dai ricordi del Col.r.Antonio Piscopo, ex istruttore presso la sez. mezzi corazzati della STC - ex Allievo Carrista del 53° Corso>>

Si ringrazia per la sponsorizzazione